Pensandoci su in questi giorni, mi convinco delle straordinarie analogie di due epoche storiche così diverse, quali il Rinascimento e la cronaca dei giorni nostri.

A cavallo tra il XIV e il XV secolo, la situazione politica attraversava un momento di criticità e confusione [come lo è oggi, direi]. I sistemi istituzionali sovranazionali [tra tutti il Sacro Romano Impero o ciò che restava di lui, e la Chiesa] attraversavano un periodo estremamente travagliato [la U.E. e le varie Chiese cristiane mi pare siano nella stessa situazione]. Lo sfruttamento del lavoro altrui per mantenere rendite da posizione parassitarie, conservatrici e improduttive era arrivato a limiti insopportabili [vi ricorda qualcosa? A me, si]-

La crisi politica generale, l'attenuarsi del controllo centralistico, consentiva però anche di sottrarsi dal giogo conservatore di questi sistemi, per liberare nuove energie e nuove forme di pensiero. Il Rinascimento, in Italia, fu una stagione straordinaria di pensiero, di arte, di cultura e, specialmente, di economia. Pose le premesse per l'età moderna e, specialmente, riscoprì la centralità dell'uomo, libero e sovrano artefice di sé stesso.

Sottrarsi al potere centrale consentì di accumulare ricchezza [indispensabile per investimenti e crescita!], promuovere le arti e le professioni, esaltare il ruolo del ceto produttivo a scapito di quello parassitario. Insomma, secondo alcuni, una rivoluzione di pensiero. Secondo altri, il punto di arrivo e culminante delle tensioni sociali medievali che miravano da secoli al riscatto e alla libertà dell'individuo.

Siamo più o meno in una situazione analoga.

Aanche oggi viviamo l'oppressione di regole imposte dal dominio di sistemi sovranazionali, che spremono e drenano risorse ai singoli e alle comunità per garantire la sopravvivenza di una nomenclatura in gran parte parassitaria; anche oggi questi sistemi istituzionali sono in grave difficoltà, proprio per la loro natura tendenzialmente liberticida e massificante; anche oggi esiste la necessità, per ognuno di noi, di perseguire il proprio destino personale senza questo enorme macigno alle spalle.

All'epoca, l'istituzione Comunale riuscì a interpretare le nuove pulsioni sociali. Chi ci riuscì, canalizzò enormi fortune e un benessere ignorato e sconosciuto nel Medioevo.

Chi non ci riuscì, perchè ancora soggiogato dal potere centrale, visse ai margini e si impoverì. Successe, a esempio, proprio in Friuli.

Con seicento anni di ritardo, è giunta l'ora del nostro Rinascimento.

Dipende da noi come è dipeso, all'epoca dai Fiorentini [solo per fare un esempio]. E tutto dipenderà dalla forza che riusciremo ad assicurare ai nostri Comuni.

Restituire il controllo della fiscalità alle amministrazioni comunali è l'unica strada per ridurre e temperare il drenaggio continuo di risorse economiche e intellettuali a cui siamo quotidianamente sottoposti. I nostri soldi non devono finire tutti e automaticamente a Roma, ma restare il più possibile  nel nostro territorio. E noi dobbiamo impare a investirli in benessere.

Fare della nostra terra una terra di attrazione; e farlo con i nostri denari.

Con i soldi pietiti e elemosinati dallo Stato centrale non si va da nessuna parte. O meglio, si va a rotoli. E' bene saperlo.

rosario

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