Alla fine del 1500, al termine di una sanguinosa guerra civile, Enrico di Navarra, primo monarca della dinastia Borbone ad elevarsi al trono francese, ugonotto, abiurò la sua fede protestante per convertirsi al cattolicesimo e diventare Enrico IV, re di Francia. Pare che prima di ripudiare il suo credo, il futuro sovrano abbia pronunciato questa celebre frase, diventata poi modo di dire popolare. Ovvero, la necessità di una rinuncia, per arrivare ad ottenere qualcosa che si desidera molto, anche se, strumentale ed eticamente discutibile

La Storia ha già visto tutto, e si ripete spesso nella versione comica o farsesca.

All'epoca tre aspiranti re di Francia [curiosamente tutti e tre si chiamavano Enrico]. Oggi giorno, tre aspiranti re d'Italia [Silvio, Matteo e Giorgia].

A questo ho pensato, considerando la dura guerra civile scoppiata nello schieramento di centrodestra, per la nomina del prossimo aspirante governatore regionale.

Non discuto né il percorso scelto, né le modalità di selezione. Sono [diciamo così], casi interni di uno schieramento politico a cui non appartengo e, francamente, credo che siano affari loro. A me interessano, personalmente e politicamente, le possibili conseguenze per la mia terra e per la mia Regione.

E credo che non ci siano i presupposti per fidarsi elettoralmente di questa candidatura, che si basa, platealmente, su un accordo sofferto e faticoso fatto a Roma, tra soggetti che non hanno nessun coinvolgimento affettivo e sentimentale con il Friuli-V.G.. Salvini, Berlusconi e Meloni stanno giocando una partita italiana, che non è la nostra partita. E la nostra Regione è diventata, suo malgrado, pedone di una scacchiera molto più ampia e complessa. Pedone, non alfiere e tanto meno re.

Facciano dunque ciò che credono meglio per loro, i politici di centro destra. E' loro diritto e prerogativa; come pure negli anni passati hanno già fatto, in buona compagnia con il P.D.. Ma noi, abitanti di questa terra bella e svilita, sapremo fare il nostro? Sapremo mandare il messaggio giusto a chi ci considera, nei fatti, merce di scambio per equilibri politici che non ci appartengono?

Nel nostro voto del 29 Aprile, la risposta cruciale.

Sopravvivere e strutturarci come comunità orgogliosa e fiera, produttiva e moderna; oppure lasciarci andare, sfiniti, alla deriva, trasportati a caso dai flutti capricciosi e insidiosi della Politica all'italiana. Dove, se ci va bene, finiremo per approdare all'Isola degli Ignoti.

Non certo al Capo di Buona Speranza.

rosario

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