Non credo sia possibile essere autonomisti senza essere, nel contempo, strenui difensori delle autonomie locali. Alla base della nostra attenzione deve tornare ad esserci l'amministrazione comunale, in quanto ormai forse ultima forma di rappresentanza democratica concretamente vicina al sentire del popolo. Senza istituzioni comunali – scrive Tocqueville a proposito delle città americane ma pensando alla Francia – uno Stato può dotarsi di un governo libero ma non avrà mai lo spirito della libertà.

Come dargli torto? E' quindi una Politica strabica quella che, in occasione delle elezioni Regionali, non parte [paradossalmente] da un assunto ideale: l'Amministrazione Regionale deve essere al servizio delle Amministrazioni Comunali. Esattamente il contrario di ciò che è successo in questi anni, con la crescita ipertrofica del centralismo regionale a totale danno delle realtà locali.

Ecco, noi Autonomisti abbiamo il dovere di ribaltare questa tendenza, che stà svuotando il senso stesso della democrazia rappresentativa nei Consigli comunali. La riforma delle U.T.I., imposta proprio dal centralismo “democratico” regionale, ha l'effetto diretto [e forse puro lo scopo], di sottrarre rappresentatività alle comunità locali. Forse con il segreto disegno di portarle all'estinzione.

Credo sia indiscutibile che gli interessi economici e sociali della maggior parte dei cittadini elettori siano delimitati all’ambito locale; è proprio da questo livello che può facilmente svilupparsi l’abitudine alla partecipazione alle istituzioni di auto-governo e, più in generale, la propensione all’azione collettiva. In breve: la cultura autonomista nasce dal basso e prima di ogni altra Istituzione, deve occuparsi delle Amministrazioni Comunali; perchè la loro sopravvivenza è il brodo primordiale di ogni solida politica autonomista.

Non è quindi tanto o solo sull’amore disinteressato per la “patria” che occorrerà basarsi, quanto e piuttosto sull’interesse a fin di bene. Ovvero, su quello che possiamo definire come egoismo razionale. Una pulsione che spinge l’uomo a rendersi utile ai suoi simili e alla collettività in vista dei benefici economici e sociali a breve, medio e lungo termine che può trarne.

Per conquistarsi l’affetto e il rispetto dei nostri cittadini, gli Autonomisti dovranno attraversare una lunga stagione di oscuri buoni uffici; dovranno adottare una costante abitudine alla benevolenza e una reputazione consolidata di onestà.

Autonomismo e radicamento sociale; non solo quindi come adesione emotiva [che pure ha un ruolo essenziale per definire l'identità e l'appartenenza], ma specialmente come esperienza di condivisione di progetti e pratiche concrete. E per fare tutto ciò, è necessario il totale ribaltamento della logica corrente. Compresa e specialmente quella con cui si ripartiscono i denari delle nostre tasse.

rosario

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