Chi siamo? E chi saremo?

Dalle finestre del mio ufficio, stamane, mi arrivano le voci quiete di un piccolo gruppo di tifosi dell'Udinese, pronti per andare in trasferta a sostenere la loro squadra. La musicalità famigliare della lingua friulana, le loro risa, la loro allegria. Decido di affacciarmi, incuriosito, per osservarli un po'. Sono un gruppetto di giovani e adulti, ognuno dotato della sciarpa d'ordinanza. Aspettano la corriera.

Parlano nella loro lingua madre, con tono scherzoso. E mi chiedo quanto siano consapevoli della storia antica di ognuna delle parole che pronunciano. “Une misture” di latino, tedesco, sloveno e veneto risultato di un percorso millenario, che li ha portati, qui, oggi, a parlare di cose leggere e spensierate.

E mi accorgo, come mi capita spesso, dell'uso che si fa dell'italiano.

Quasi ogni riferimento all'autorità [qualsiasi sia], comporta in loro, automaticamente, il passaggio alla lingua italiana; ogni sberleffo ironico indirizzato a qualcuno o a qualcosa considerato estraneo viene istintivamente tradotto in italiano. Non per rispetto, anzi; piuttosto per marcare ancora di più la sentita estraneità. Il friulano, invece, riappare magicamente quando si parla di sé, dei propri sentimenti, della propria vita, del proprio paese.

Arriva la corriera; il gruppetto vi sale, accolto da saluti assonnati. E resta il silenzio.

Chiudo la finestra, e vengo a scrivervi queste poche righe.

Quanto durerà ancora questo popolo laborioso e diviso, generoso e diffidente, onesto e disorientato, orgoglioso e inconsapevole, a cui voglio così bene? Saprà trovare la forza [che pure ha], per difendersi, per riscattarsi, per riconoscersi unito nella sua identità? Saprà consegnare ai figli ciò che ha ricevuto dai padri? Quanto ancora potrò godere di questa lingua che io pronuncio con goffaggine imbarazzante e comica, ma che considero, nel mio cuore, l'anima ultima della mia bellissima terra?

Provo un sentimento che non so descrivere in italiano; un misto di tenerezza e pena.

O disares dûl, par furlan.

rosario

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