Al termine dell'analisi sul voto di Udine, voglio mettere in fila alcuni numeri. Nei giorni scorsi ho partecipato a un interessante e talvolta aspro confronto di idee sulla questione. Per alcuni, il fatto che Udine, medaglia d'oro della Resistenza, sia oggi in mano a una maggioranza di centrodestra è poco meno di una sciagura. Specie perchè Fontanini, nel periodo immediatamente precedente al ballottaggio, ha stretto un accordo con l'estrema destra.

E' interessante vedere come siamo finiti in questa situazione.

Nel 2008, con 47.796 votanti, Honsell veniva eletto con il 52,76%, pari a 24.907 voti per il centrosinistra; secondo il centrodestra [candidato Cainero], con il 47,24% e 22.301 voti. La Destra di Storace raccoglieva 585 preferenze. Nel 2013 Honsell veniva confermato, ma le preferenze al centrosinistra subivano una prima emorragia, fermandosi 20.632, pur aumentando la percentuale relativa al 54,69%. Peggio andava invece al centro destra con Ioan, che si fermava a soli 17.094 voti. La Destra di Storace raccoglie 761 voti. Affluenza complessiva pari a 38.338. Quindi, in cinque anni spariscono 9.458 elettori, che non si ritengono più rappresentati.

La diaspora colpisce tutti, ma in modo speciale il centrodestra, mentre il centrosinistra contiene la perdita.

Nel 2018, pochi giorni fa, la diminuzione dei voti complessivi si conferma. L'affluenza si ferma a 37.920 elettori, con una riduzione, dal 2008, di 9.876 voti. Questa volta, però, le parti si invertono. Il centrodestra, con Fontanini, risale di cica 1.000 voti rispetto le elezioni precedenti, assestandosi a 18.830. Il centrosinistra continua a ridursi, perdendo ulteriori 2.082 elettori, riducendosi a 18.550 [-6.357 voti dal primo Honsell]. La Destra di Salmè e Minestrelli raccoglie complessivamente 715 preferenze.

Quindi, Udine città medaglia d'oro della Resistenza, vota da un decennio la Destra più estrema con percentuali risibilmente basse. Addirittura diminuendo la preferenza verso questa offerta politica [-46 voti]. Si tratta di dati che rivestono quindi essenzialmente un valore simbolico, piuttosto che un concreto significato politico. Senza sottostimare il fenomeno, la dittatura fascista non mi pare proprio dietro l'angolo. Continuare ad agitare questo spauracchio significa nei fatti depotenziarne il pericolo. Un po' come capita a chi grida "al lupo, al lupo" invano. Finendo poi per essere lasciato solo quando mai il lupo dovesse malaugaratamente palesarsi davvero.

Che poi il centrodestra ufficiale sia considerato dal centrosinistra un'area politica volgare e demagogica, preferendo un centrodestra liberale, educato e fine [che però non esiste], è tutto un altro discorso. E' la dimostrazione palese dell'incapacità della Sinistra di trovare un linguaggio popolare, semmai. E dell'ostinata tendenza a considerarsi elite intellettuale e morale, per autodefinizione.

Diverso è più significativo è l'andamento del voto riservato allo schieramento politico più moderato, includendo naturalmente l'arco costituzionale tutto [da destra a sinistra]. La tendenza è evidente: la disaffezione e la perdita di credibilità è trasversale e colpisce con una certa ferocia. L'identificazione dei cittadini con le proposte politiche dei Partiti italiani scende costantemente e non sembra arrestarsi; è solo in parte calmierata dal voto di protesta riservato a nuove formazioni politiche nel frattempo apparse e consolidate, tipo M5S.

In particolare, il centrosinistra subisce un processo di sradicamento dalla comunità, che lo vede sempre meno rappresentativo della realtà economica, sociale e culturale; mentre il centrodestra contiene la perdita [che pure c'è] solo per la possibilità di avvantaggiarsi dal temporaneo ruolo di opposizione. Una tendenza preoccupante. Perchè la democrazia rappresentativa è la barriera alle tentazioni e alle derive autoritarie; e se cessa questo ruolo, la barriera si infrange. Lasciando aperti scenari attualmente imprevedibili ma non certo lusinghieri. Peraltro lo screditamento del quadro Partitico nazionale mi pare inevitabile, quando da decenni le campagne elettorali sono basate sullo sputtanamento vicendevole, e sull'evidente consociativismo delle parti. Una sorta di vizio privato e di pubblica virtù che ha distrutto a credibilità di tutti. Una rovinosa mancanza di coerenza.

Questo è quanto è successo e sta succedendo. Mi pare necessiti un'analisi più serena e meno isterica.

Per noi Autonomisti si profila un ruolo di grande responsabilità: accreditarci come forza democratica, antagonista ai Partiti italiani, nuovo argine alle derive fasciste di qualsiasi colore. Una forza libera, sociale, radicata nella realtà quotidiana, in grado di mediare le forti tensioni e trasformarle in proposte di rinnovamento e di rivoluzione democratica.

E saremo tanto più credibili in questo gravoso compito, quanto più saremo radicalmente intransigenti e alternativi alla decadenza dei Partiti italiani.

Il Soccorso Rosso e/o il Soccorso Nero lasciamolo pure a chi si professa innovativo a parole e corresponsabile nei fatti.

La nostra libertà è radicata sulla coerenza. Parafrasando un ritornello famoso, direi: viva l'autonomismo e la libertà!

rosario

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