Lo psicodramma collettivo legato ai risultati sportivi catastrofici dell'Udinese mi ha spinto sul terreno [per me assai infido] del calcio, per fare alcune considerazioni con voi.

Se avrete la bontà di leggere queste note. Per iniziare un ragionamento che parte del calcio e arriva alla [nostra?] terra.

Partirei dal comune senso di sconforto che noi Friulani proviamo per le sorti avverse della nostra squadra. Perchè è questo che tutti noi pensiamo; ovvero, che l'Udinese sia emtivamente e sentimentalmente la nostra squadra di calcio. E, quindi, se perde l'Udinese è un po' come se perdesse ciascuno di noi.

Ma siamo sicuri di aver capito bene? Temo che anche su questo tema [come su molti altri], ci sia, tra noi Friulani, un grande inganno collettivo. Sul sito calcioefinanza.it è possibile avvicinarsi a un pezzettino di verità. Almeno dando per scontato che ciò che che è riportato corrisponda al vero. Trascrivo testualmente: L’Udinese Calcio è controllata al 99% dalla Gesapar, società lussemburghese. Giampaolo Pozzo ne possiede le restanti briciole. Stando al Journal Officiel lussemburghese, la Gesapar è stata costituita nel luglio del 1998 da due soci al 50% aventi sede a Panama: la Global Services Overseas inc. e la International Business Services inc.

Tutto legittimo, naturalmente. Ma cosa c'entrano i Friulani con tutto ciò? Direi, poco o niente,

Sullo stesso identico sito, si può dare un'occhiata a come è composta la società sportiva Barcellona. Anche in questo caso, riporto testualmente: il Barcellona è un’associazione polisportiva [oltre al calcio è presente anche in altri sport, tra cui il basket e la pallamano] che può contare su 177.246 associati.

Cominciate a cogliere la differenza? Il Barcellona è emotivamente [ma anche in parte praticamente] dei Catalani. E l'Udinese? Di chi è?

La questione non è di lana caprina. Nel primo caso, la proprietà è in mano a una società estera, che legittimamente considera la squadra un bene strumentale a produrre reddito. Niente di male, sia chiaro. Nel secondo caso, l'azionariato diffuso garantisce che le scelte siano orientate sia al reddito che allo scopo sociale della squadra. E, sorpresa delle sorprese, uno degli scopi dichiarati e ufficiali della società d calcio Barcellona, è la tutela, la difesa e la diffusione dei valori e della cultura catalana.

Fate un rapido confronto. Siamo lontani mille miglia dal quadro deprimente che viviamo in questi giorni qua, in Friuli.

Il grande equivoco, quindi, non è affatto tale. Noi Friulani ci disperiamo per le sorti di una squadra che ci illudiamo sia nostra, ma che non è affatto nostra. E tutto ciò che ci fa disperare, in questi giorni, è solo la naturale conseguenza della nostra ingenuità. E, se penso anche alla questione del nome dello stadio [Daciarena], oltre che ingenuità ci aggiungerei anche un pochino di dabbenaggine. Scusate, ma la cosa va detta, anche se spiacevole. Perchè la denominazione dello stadio è indicativa del radicamento ideale della società alla nostra terra. Ripeto tutto legittimo; ma anche tutto molto chiaro.

Questa è la differenza concreta e palpabile tra un popolo fiero e un popolo che ha smarrito se stesso. Come per l'Udinese, qui in Friuli, abbiamo molte altre cose che pensiamo siano nostre, e che invece producono reddito per le tasche altrui. Potrei citare l'elettrodotto aereo della bassa friulana; oppure la gestione delle nostre risorse idriche. Oppure ancora invitarvi a informarsi su chi gestisce le biomasse nelle nostre montane. O chi ha in mano i nostri pascoli. O, infine, chi occupa i ruoli apicali della nostra classe dirigente, in quasi tutti i settori della Pubblica Amministrazione.

Siamo un popolo di ingenui. Quasi dei romantici. Al limite della soglia della stupidità, con il rischio di valicarla senza neppure accorgerci. La realtà nuda e cruda è questa.

E testimonia la strada da percorrere per tornare veramente padroni a casa nostra. Perchè, adesso e al massimo, siano solo in comodato d'uso. A casa nostra.

rosario

 

p.s.: ringrazio per lo spunto l'amico Raffaele Petriccione

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