C'è lavoro e lavoro. E non tutti i lavori sono uguali.

C'è quello che produce reddito per se e per gli altri; è lavoro che genera ricchezza da redistribuire nel territorio, che alimenta altri lavori, che rende una terra fertile per l'impianto delle intelligenze e del progresso. Questo lavoro, giustamente pagato, difende e fortifica la democrazia. Crea l'autonomia del singolo [libero di scegliere] e della società [autonoma e consapevole].

C'è però anche il lavoro sottopagato, provvisorio e precario, privo di tutele, che si traduce in sfruttamento di tanti per la ricchezza smodata di pochi, Questo tipo di lavoro, a ben vedere, non dovrebbe neppure essere chiamato così. E chi lo esercita forzatamente non è molto diverso dai braccianti agricoli di fosca memoria. Non genera ricchezza ma povertà materiale e morale; distrugge le nostre eistenze e impedisce di guardare al futuro, immobilizzando il singolo e la società in un eterno presente di mediocrità e dipendenza. Questo tipo di "occupazione" mette in pericolo l'autonomia del singolo [privo della libertà di scegliere] e della società [dipendente e inconsapevole].

Noi Autonomisti crediamo che il lavoro equamente retribuito sia la pietra fondante su cui ricostruire le nostre comunità. Antidoto alla desertificazione della nostra terra, misura potente per frenare l'emigrazione intellettuale [anzi, misura indispensabile per invertire il flusso migratorio]. Se non c'è giusta retribuzione, se non c'è competenza, se non c'è prospettiva per il futuro ma solo precariato, allora la nostra società finirà inevitabilmente per scomparire. Uccisa dall'inedia.

L'Amministrazione Regionale può fare molto. In primo luogo, schierarsi dalla parte di chi genera lavoro. Le Partite IVA sono certamente l'anello più debole dell'intero settore produttivo; schiacciate dalle tasse, ricattate dagli insoluti, indifese dalla giustizia, tormentate da prassi burocratiche cervellotiche e inutili, sottoposte a un mercato che disprezza la qualità e rincorre unicamente il prezzo più basso. Un ecosistema tossico e velenoso, in cui molti soccombno, al di là della loro reale capacità di fare impresa. E molti altri, fuggono.

Ognuno di questi singoli ostacoli deve essere spietatamente analizzato e rimosso. Ogni insoluto deve avere conseguenze reali e immediate per chi non onora il debito contratto, al di là delle inefficienze e delle lungaggini giudiziarie. L'Amministrazione Regionale deve intervenire revocando o non concedendo affatto qualsiasi atto autorizzativo a coloro che non pagano i debiti contratti.

Revoca delle autorizzazioni rilasciate dalla Regione, di qualsiasi natura siano, perchè gli insoluti distruggono l'economia. E senza economia, nulla più funziona.

Paghi i debiti? La Regione ti tutela perchè ha lo scopo principale di difendere il tessuto economico da cui preleva le tasse per la sua gestione. Non paghi i debiti? Non godrai più dei servizi amministrativi regionali, perchè il tuo insoluto mette in pericolo il sistema.

Ciò è importante, ma non basta. L'Amministrazione Regionale deve istituire un fondo di rotazione per aiutare gli imprenditori nelle defatiganti e costose battaglie legali per recuperare quanto dovuto da chi non paga. Si deve evitare a tutti i costi che, strozzati dalla mancanza di liquidità, gli operatori economici debbano pure sostenere gli altissimi costi per il recupero del credito, fino a valutare, se necessario, la cessione della riscossione all'Ammistrazione Regionale stessa. Molti disonesti, infatti, contano scientemente sull'estrema debolezza dell'impresa per strappare accordi al ribasso e cedere pochi spiccioli al posto dell'intero debito. Tutto questo finirebbe immediatamente, se chi non paga avesse a che fare con l'autorevolezza e la potenza delle Istituzioni e non con un povero artigiano disperato.

Anche la difesa dell'equa retribuzione deve diventare un pilastro della futura Amministrazione Regionale. Mai più gare d'appalto al massimo ribasso. E' oramai evidente il carattere estremamente nocivo di questa formula, che attira sul nostro territorio imprese extra-regionali a discapito del nostro sistema produttivo. Con il risultato di opere pubbliche che durano anni invece che mesi, zeppe di contenziosi, con aumento dei costi e decadimento della qualità. Il massimo ribasso è puro veleno per le nostre imprese; e di questo veleno stanno morendo lentamente. Asfissiate da concorrenza non troppo leale e utili ridotti al nulla.

La qualità è l'unica strada che ci permetterà di impiantare nella nostra terra lavoro dignitoso e non caporalato.

L'Amministrazione Regionale deve istituire, in accordo con il mondo produttivo, un protocollo di qualità regionale. Unico strumento che consenta, progressivamente, di accedere a finanziamenti e contributi, un sistema di qualità "made in Friuli" difenderebbe il mercato interno, e consentirebbe di promuovere il lavoro regionale anche all'esterno dei nostri confini. Nè più nè meno di ciò che hanno saputo magistralmente fare gli amici altoatesini. Controlli rigorosi compresi.

Qualità e giusta retribuzione.

Il programma degli Autonomisti è semplice e sintetico nell'enunciato, quanto formidabilmente impegnativo nelle modalità.

Dobbiamo restituire VALORE al LAVORO. Su questo ci dobbiamo impegnare nei prossimi cinque anni.

Accanto a chi lavora, sempre. 

rosario

 

 

 

 

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