Un recentissimo studio Enea-Fiap-I-Com dichiara in modo evidente la reale bontà delle politiche di efficientamento energetico condotte fino ad oggi, con grande impiego di denari [e con scarsi risultati, però]. Una politica improntata sulla stessa logica, sia a livello italiano che a livello regionale.

Il fattore E [efficienza]: a fronte di un incremento dello 0,5% del patrimonio abitativo esistente, solo il 7% delle compravendite ha interessato edifici di classe energetica A e B; in compenso, il mercato immobiliare ha trattato cessioni di unità immobiliari di classe G per il 56% del totale delle compravendite.

Un mediatore immobiliare su due [il 50%] ritiene che per gli acquirenti le indicazioni contenute sull'attestato di prestazione energetica sianno del tutto ininfluenti.

La prova di come una politica poco accorta [se non del tutto disinteressata] abbia completamente screditato uno degli strumenti di misura più efficaci per valutare il valore dell'immobile. D'altro canto, con degli A.P.E. in circolazione al costo di poche decine di euro, il documento di valutazione doveva inevitabilmente finire tra le carte inutili e gli odiosi balzelli. Quindi [scusate il termine], completamente sputtanato rispetto le intenzioni del legislatore europeo. E qui le responsabilità sono molte e ripartite più o meno equamente tra pubblico e privato.

Questo però significa che riqualificare il patrimonio edilizio esistente è un cattivo investimento, perchè non aumenta l'appetibilità dell'unità immobiliare; in breve, un investimento costoso ma inutile. Ecco forse una spiegazione molto semplice del collasso del settore edilizio che si è avuto in Regione. Non l'unica spiegazione, ma forse una di quelle più pesanti. Se non conviene, non si fa. E il lavoro si ferma.

Lo scenario cambia drasticamente per gli immobili di pregio; in questo settore, limitato ai ceti sociali più abbienti, l'aumento delle compravendite nel settore energetico più elevato [classi A e B] è assolutamente rimarchevole, fino a sfiorare il 15%. Il che significa che le politiche di efficientamento energetico sono settorialmente indirizzate a sostenere economicamente chi i soldi li ha già di suo, mentre risultano del tutto inefficaci per chi è meno dotato economicamente. Ovvero, gli incentivi valgono solo se sei già benestante. Questa che si voglia o meno, è una scelta politica.

Ultima perla: nel 2017 il mercato delle compravendite sulle nuove costruzioni di classe A e B è retrocesso dal 60% al 40%; il che è la riprova che senza denari, ogni discorso sul risparmio energetico e la tutela ambientale è pura teoria.

Noi Autonomisti abbiamo il dovere di ribaltare questa situazione, fornendo strumenti culturali e finanziari più efficaci e mirati a sostenere le classi sociali meno abbienti, con modalià di concessione di contributi e detrazioni, anche attraverso fondi di rotazione, che annullino l'handicap reale tra chi può e chi non può.

Perchè noi vogliamo che tutti possano, compresi quelli che adesso no.

rosario

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