Il Friuli e la rivoluzione: 500 anni dalla crudel joibe grasse.

Curiosamente, la parola rivoluzione fino al 1700, aveva un significato completamente diverso da quello attuale. Oggi indica una rottura brusca, un capovolgimento. Allora indicava il ciclico ritorno delle posizioni politiche. La Storia intesa come un periodico tornare sulle posizoni di partenza. Non "tutto scorre", quindi; piuttosto "tutto torna". In forma diversa, magari più evoluta, ma non c'è mai nulla di veramente nuovo sotto il Sole.

Noi moderni siamo propensi a considerare la Storia come una freccia scoccata verso l'infinito. E' tipico della nostra presunzione pensare di vivere un momento "unico", mai avvenuto. Tutto nuovo. Invece non è così. E' la nostra presupponenza che ci porta a credere questo.

I Manovali sono e vogliono essere rivoluzionari. La parola incute un certo timore, presso gli animi un pochino pavidi. Ma non c'è verso di evitarla. Se pensiamo che il Friuli si salvi seguendo la strada italiana del riformismo, siamo belli che spacciati. Il riformismo in Italia non funziona più, e, anzi, si manifesta sotto forma di una crescente limitazione della libertà. Il sistema è straordinariamente simile a quello feudale [tutto torna!]; i rappresentanti eletti dl Popolo obbediscono a una filiera di Potere verticale che fa dipendere le loro decisioni da organismi internazionali sempre meno democratici, sempre più elitari e sfuggenti. Sempre più eterei, ma non per questo meno feroci. C'è veramente da chiedersi quanta liberta deliberativa sia effettivamente e realmente rimasta in mano ai Parlamentari italiani. E quanto, invece, questi operino, più o meno coscientemente, ai comandi di altri. E' la logica dei Partiti italiani. Non c'è un candidato Premier, in Italia, che non si sia prima fatto accreditare dal'Unione Europea, dagli USA, dagli organismi econmici internazionali. Il M5S, a tal proposito, è assolutamente uguale a tutti gli altri [Salvini compreso].

Per governare l'Italia, ci vuole l'accreditamento estero; i voti del Popolo non sono sufficienti.

Prendiamone atto: i Partiti italiani agiscono in uno specie di stato di libertà vigilata.

E, per restare nell'analogia della Storia friulana, la situazione non è del tutto diversa dagli anni precedenti alla crudele zoiba grassa del 1511; anche in quel caso, il costo di un sistema diventato intollerabilmente parassitario, scaricato su chi faticava, finì per provocare un moto di rivoluzione. Come si vede, i due significati della parola si fondono e convergono. Tutto torna, nel ciclico ripresentarsi dei fatti storici. E sempre richiede un rivolgimento radicale, quando la situazione diventa insostenibile.

La nostra rivoluzione non è ovviamente violenta; è una rivoluzione di pensiero e di sentimenti. Abbiamo in odio la violenza, anche perchè ben sappiamo che la stessa è ottimo alibi per il Potere per sedare le nostre legittime aspirazioni. Noi siamo persone moderate ma esasperate. E abbiamo capito una cosa elementare, lapalissiana quasi. Il Potere delle organizzazioni nazionali e internazionali è esercitato su di noi in modo oppressivo, utilizzando il nostro stesso denaro contro di noi. E' dal frutto del nostro lavoro, spietatamente tassato, che traggono forza e ragione di esistere queste forze illiberali e antidemocratiche.

E, quindi, la nostra rivoluzione, è battersi per tenere quanto più possibile i nostri soldi nelle nostre casse. Più precisamente, nelle casse delle autonomie locali, dei nostri Comuni. Più denaro riusciremo a tenere per noi, più forza avrà il nostro anelito di libertà e di autogoverno. E più deboli saranno i nostri avversari e competitori. Per fare e volere questo, si deve ragionare in termini rivoluzionari, ribaltando la logica corrente. Ci vuole il coraggio dei disperati contadini friulani del 1500. E ci vuole tanto amore per se stessi e per la propria terra.

Se vogliamo cambiare le cose, dobbiamo considerare che questo sistema non è immutabile, non è imbattibile. Perchè questo sistema ha molto più bisogno di noi e del nostro denaro, di qanto ognuno di noi abbia bisogno di questo Potere. E' qui il meccanismo di rottura: tentare di prosciugare il lago di benessere in cui pochi sguazzano, a danno di tanti altri. Pochi, che vogliono però convincerci che loro nuotano nel denaro solo ed esclusivamente per il nostro bene. Questo meccanismo, in fondo, è quello che ha provocato, nella Storia, il collasso di tante Istituzioni che sembravano eterne e indistruttibili.

Ingenuo chi crede ancora che questo Sistema sia dalla nostra parte. Noi Manovali non ci crediamo più. E vogliamo tenerci i nostri denari.

rosario

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