Salvini si giocherà tutto su questa semplice, banale domanda [e altrettanto semplice e sottointesa risposta]: vuoi restare padrone di casa tua? Allora devi votarmi. E dico esplicitamente Salvini, perchè Di Maio sarà costretto, suo malgrado, a fare da inutile e ininfluente spalla.

Giocando sull'equivoco tutto tipicamente italiano che casa tua [intendo proprio quella di tua proprietà] si identifica automaticamente con gli interessi collettivi dell'intero Stato italiano. Funzionerà benissimo, visto che non esiste un reale tessuto sociale unitario, e considerata la tradizionale propensione degli Italiani a preoccuparsi, prima di tutto, di se stessi.

Quindi i cittadini andranno a votare, ciascuno, per difendere la proprietà dei loro beni.

Minacciati da un'Unione Europea che vuole metterci le mani sopra e portarteseli via.

C'è un solo modo, credo, per disinnescare questa bomba a orologeria.
Trovare, a questa domanda, una risposta più convincente di quella di Salvini.

A dire il vero, ci sarebbe anche un altro modo per svegliare gli italiani da questo delirio: dire brutalmente e finalmente tutta la verità sui conti pubblici. Compresi i responsabili di questo disastro. Ma forse le conseguenze di questa operazione verità sarebbero ancora peggiori, scatenando un panico sociale che per il momento è tutto sommato contenuto.

Qualsiasi altra strategia identificherà automaticamente tutti gli altri Partiti nell'insostenibile ruolo dell'ufficiale giudiziario che viene a pignorarti la casa. A nome e per conto dell'invisa Merkel. Provare a spiegare la verità sarà del tutto inutile. Salvini ha messo su un marchingegno in cui lui sempre vince. O perchè gli dai ragione; o perchè, dandogli torto, sarai automaticamente identificato come un traditore. Questa è la peggiore delle conseguenze della scelta di Mattarella.

Non importa che la verità sia un'altra. La percezione popolare è questa. Con questa abile strategia manipolatoria, con un pochino di fortuna e per la babbeaggine dei suoi competitori politici, Salvini ha messo su quasi un piccolo capolavoro politico. E con questa diffusissima percezione, di pancia, si dovrà fare inevitabilmente i conti.

O resteremo travolti.

rosario

RICONOSCIMENTI
Viva emozione ieri alla serata di gala del centrodestra sovranista italiano. Nel corso della manifestazione, è stata consegnata all'on. Mattarella la tessera di socio onorario della Lega, in qualità di grande sostenitore di Salvini. Nella motivazione si legge: per l'eccezionale e inusuale sforzo prodotto nell'assicurare al fronte sovranista la maggioranza assoluta dei consensi popolari in Italia nei prossimi trentanni. Presente alla cerimonia e visibilmente commosso, il premier ungherese Orban, che ha offerto un bicchiere di Tocaj a tutti.

PROVE DI DIALOGO A SINISTRA
Primo significativo passo a Sinistra per ricomporre l'unità politica e prepararsi alla riscossa prossima ventura. Dopo mesi di serrate trattative, raggiunto un primo accordo tra Renzi e la fronda interna al P.D.. Nel sobrio comunicato stampa finale, non senza evidente soddisfazione, è stato formalmente dichiarato che la ribollita si fa con i fagioli cannellini e non con quelli borlotti. Restano sul tavolo altri temi non meno importanti: liberarsi di Renzi, recuperare i favori dell'elettorato, avere qualcosa in cui credere. Non si dispera di trovare un accordo prima della metà del secolo corrente. Viva soddisfazione di Martina. Mentre preparava la zuppa per tutti, ha sottolineato come sia confermata l'importanza del suo ruolo di mediatore tra le varie anime del Partito.

L'UNITA' DELLO STATO E' UN BENE INESTIMABILE
Rajoy in difficoltà in Spagna. Il campione del nazionalismo spagnolo e inflessibile censore dell'indipendentismo catalano, ha scoperto di militare in un Partito [il Partito Popolare], in cui l'amore per la Spagna era talmente spiccato da spingere una trentina di suoi stretti collaboratori a portarsene un pezzettino a casa. Ognuno il pezzettino che poteva arraffare. Meglio se sotto la forma di denaro pubblico, nella classicissima forma di italiche mazzette. Il tesoriere del Partito Popolare si è visto, per questo amore sconfinato per la Spagna, affibbiare 33 anni di carcere [pena che in Italia, per questo reato, non viene comminata nemmeno ai novantenni accompagnati dai genitori]. In tutto, 350 anni di galera. Alla luce di questi fatti, assume un diverso significato il tanto sbandierato principio che ha reso famoso il premier spagnolo nel mondo degli indipendentisti iberici, secondo cui l'unità della Spagna è un “tesoro” da difendere a tutti i costi.

LIKE
Salvini posta le sue idee su Facebook. Di Maio mette un like.
Nessun commento. Fa già ridere così.

SIETE SEMPRE I SOLITI
L'avv. Malattia, presidente della lista civica dei Cittadini, ha usato parole di fuoco nei confronti del P.D.. “il vecchio vizio che ha sempre caratterizzato quel Partito, composto da persone un po' supponenti, spesso arroganti, che ritengono di essere depositarie di ogni verità e potere”. Stiamo parlando di quel Partito, il P.D., che fino al 30 Aprile [meno di un mese fa] era un alleato di ferro della lista Cittadini? Credo di essermi perso qualcosa nella consecutio temporum.

GIRADINIERI AGGRATIS PER TUTTI
Primi guai di natura ideologica in vista per il Sindaco Fontanini. Ha deciso che i profughi debbano occuparsi del verde pubblico cittadino, secondo il sofisticato mantra leghista: non possono stare qui da noi senza fare una cippa! Immediata e dura protesta dell'associazione giardinieri: gli stranieri ci portano via il lavoro! Che poi sarebbe il secondo principio generale dell'esistenzialismo leghista. Si è venuto quindi a generare un grave cortocircuito ideologico, per principi confliggenti a destra. La soluzione della curiosa controversia ideologica è stata affidata a un esperto veneto di indiscussa fama, sempre molto attento alle vicende friulane.

rosario

Un paio di anni fa mi aveva preso la mania di capire cosa significa, per il significato corrente e non strettamente personale, essere e dichiararsi friulani. Volevo fare una specie di statistica, per tentare di individuare un significato condiviso, almeno dalla maggioranza degli intervistati, della nostra identità.

Considero infatti molto personale e prevalentemente emotiva la dichiarazione di appartenenza a una identità; ma speravo [e lo spero tuttora] anche di rintracciare un filo comune, senza il quale tante individuali appartenenze rischiano di non fare una vera comunità. Inoltre, il mio scopo era individuare un significato comune propositivo e non di contrapposizione.

Questo è un aspetto molto delicato.

Se io ho una identità debole cerco di rafforzarla contrapponendomi a tutto il resto, considerandolo negativo e peggiore di me. [A esempio, mi sento un tifoso di calcio perchè tutti gli altri sport sono insulsi e noiosi]. Se invece ho un senso di appartenenza forte e una solida base identitaria, prevarrà un significato positivo [sempre nello stesso esempio, io sno un tifoso di calcio perchè trovo che sia lo sport migliore di tutti per educare i giovani a una competizione sana e leale].

Sono due cose molto diverse, sentirsi "per" e sentirsi "contro".

Io andavo cercando [e non ho smesso di cercarlo] un forte e diffuso motivo positivo, fiducioso, aperto. Non rancoroso nè negativo.

Ricevetti, all'epoca e a dire tutta la verità, un sacco di risposte, certe molto spiritose, alcune autoironiche, altre riflessive e serie. Però, rispetto allo scopo iniziale, non ne ricavai molto. Con mia grande sorpresa, era impossibile individuare un tessuto connettivo che legasse, anche flebilmente, le diverse opinioni espresse.

Voglio riprovarci, e riprovarci ora che, per caso o per fortuna, il mio appello può rivolgersi a una platea molto più vasta di allora.

E quindi, la proposta: chi vuole cimentarsi nella sua personale definizione di “essere friulani oggi”?

Non è un gioco, ma possiamo provare ad affrontare il tema con leggerezza e serietà, per una specie di piccola autoanalisi collettiva su questo tema, che è molto più complesso e meno retorico di quanto appaia a prima vista. Quindi, c'è qualcuno che in tre righe al massimo [evitiamo i pistolotti, se ci riusciamo], vuole raccontare e condividere con tutti gli altri la sua personale interpretazione del sentirsi parte del popolo friulano?

Se c'è qualcuno che osa, potrebbe nascere un interessantissimo dibattito e confronto sulla nostra identità collettiva, dei giorni nostri, attualizzata ai tempi che stiamo vivendo ora. Perchè è il senso comune di oggi che mi interessa e mi intriga in modo particolare, più dei riferimenti storici, culturali o intellettuali.

Cosa significa per me sentirmi friulano? Con poche e brevi parole. Sempici, senza tanti arzigogoli.

Direi che, al limite, si può anche decidere di premiare la definizione migliore. Per cui, se qualcuno si sente rappresentato da lacune parole rispetto ad altre, metta un like. E chi ne collezionerà di più, avrà diritto a un premio. Quale? Proprio al momento non saprei.

Mi sa che dopo servirà un altro concorsone per decidere assieme il premio.

rosario

La seduta d'insediamento del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia [XII legislatura], si è aperta ieri con il giuramento dei consiglieri regionali. I neo eletti hanno letto la formula rituale in lingua italiana [Giuro di essere fedele alla Repubblica e di esercitare il mio ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione]; molti l'hanno poi ripetuta in lingua friulana, due in sloveno, uno in tedesco. Tutte lingue ufficialmente riconosciute.

Il consigliere regionale triestino Piero Camber, invece, ha ritenuto di utilizzare il latino, con la seguente motivazione: Una lingua che unisce in una Regione che rivendica radici anche linguistiche le più diverse, abitata da popolazioni provenienti dai luoghi più disparati del mondo. Una lingua che da sola rappresenta però le radici della nostra bimillenaria civiltà cristiana: le sue tradizioni, i suoi valori che è nostro compito non solo difendere ma valorizzare, in primis esaltando quel che unisce e non quel che divide.

Il Latino, in effetti, circa 2000 anni fa, ha unito gran parte del mondo conosciuto. Usando l'arbitrio del più forte.

Era la lingua dei Romani, che, con la violenza delle armi, spietatamente estirpando qualsiasi moto di ribellione di chi non era d'accordo, ha unificato con le buone e con le cattive i popoli d'intorno. Un esempio di imperialismo ante litteram [orpo, ci sono cascato anche io], che ben rappresenta simbolicamente la politica colonialistica che stimo vivendo ai giorni nostri.

Quindi, in effetti, se Camber voleva mettere sotto accusa il colonialismo culturale ed economico subito dalla nostra terra oggi giorno più che maiha fatto una scelta colta e azzeccata [non sono però sicuro che questa fosse l'intenzione di Camber].

Per il resto, che dire?

Il Latino simbolo del cristianesimo mi sembra proprio una ipotesi azzardata. Avrei capito l'aramaico, l'ebraico o il greco. Queste sono state le lingue utilizzate per scrivere il Nuovo Testamento. Il latino? E' venuto dopo. Il latino stà al Vangelo come l'inglese sta al Commonwealth. Un semplice strumento di comunicazione, che di strettamente simbolico con il messaggio cristiano ha veramente ben poco.

E con questo metterei una pietra tombale sul tentativo latinista del buon Camber.
Una stele, con su scritto, come nella bimillenaria tradizione cristiana: OMEGA [che però, ahimè, è greco]

Il rullo dei tamburi suona sempre più cupo e rombante, nei circoli educati della nomenclatura europea ben pensante e alla moda. E il suono minaccioso è rivolto proprio a noi. Non si fanno più tanti giri di parole, si accantonano i modi eleganti, e si inizia a parlare in modo esplicito e minaccioso. State attenti, italiani!

Siete liberi di fare solo ciò che garba a noi, non certo ciò che piace a voi!

Il popolo sovrano è tale finchè non sbaglia risposte; se lo fa, è la revoca della capacità di intendere e di volere. All'anticamera del commissariamento, sulla soglia della nomina di un tutore che sostituisca il responso delle urne, si usano gli argomenti più persuasivi. Affinchè non si dica, dopo, di non essere stati abbastanza chiari. Italia avvisata, mezza salvata [e l'altra metà sia dannata!]

Quindi, e in sequenza, gli avvertimenti francesi e poi quelli più temibili dei tedeschi. E già che ci siamo, il pedale dello spread, che già altre volte ha funzionato egregiamente se c'era da convincere qualche riottoso. Sentite le parole il ministro francese dell'economia Bruno Le Maire: “tutti devono capire, in Italia, che il futuro dell'Italia è in Europa e da nessun'altra parte e perché questo futuro sia in Europa ci sono delle regole da rispettare"

"Devono". Capite? Non è che si possa scegliere. Si deve e basta. Lo dice lui.

Altrettanto esplicito, direi, è pure il tedesco Manfred Weber, leader dei popolari europei. Sentite qua il pensiero di questo democratico: “State giocando col fuoco, perché l’Italia è pesantemente indebitata“. Se non è ancora una minaccia esplicita, assomiglia pur sempre proprio a una specie di intimidazione.

Il risultato di queste indebite pressioni è solo uno, del tutto prevedibile. Alimentare sempre di più il consenso elettorale di quelle forze populiste che in Italia hanno tratto un enorme vantaggio dalle politiche di austerity imposte e perseguite da decenni oramai. Politiche che hanno impoverito costantemente il sud europa e fatto invece la fortuna proprio dei paesi di provenienza di questi novelli censori, irresponsabili e miopi fino all'inverosimile. Una alla volta, le caselle dell'Europa europeista capitolano, ma loro non sembrano accorgersene. Rinascono nazionalismi che sembravano sopiti; sovranismi che fino a pochi anni fa parevano relegati alla fantapolitica.

Oramai quasi tutta l'Europa orientale è persa; la Gran Bretagna ha pensato bene di filarsela; l'Europa meriodionale è sotto scacco e pericolosamente rancorosa verso le istituzioni europee. Resta un nucleo duro, compatto e ideologicamente impermeabile, il club esclusivo degli Stati "unti dal Signore", che continua imperterrito a negare l'evidenza di un crescente fallimento ideologico, basato solo sulla finanza e sull'economia, non certo sui popoli.

La loro Europa non è la nostra Europa. Verrebbe da dire: tenetevela!

A ben guardare, sono proprio loro a giocare con il fuoco. E se continua così, c'è il rischio che divampi un incendio di così vaste proporzioni da incenerire per sempre un sogno e una visione. Più precisamente: qualsiasi altro sogno e qualsiasi altra visione alternativa a questa prigione dei popoli.

Ma a loro non importa granchè. Bruci pure tutto, purchè i loro conti e i loro affari siano in ordine.

rosario

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